I diritti umani per uno sviluppo sostenibile – Intervista a Filippo Veglio

I diritti umani per uno sviluppo sostenibile – Intervista a Filippo Veglio

Alcune domande a Filippo Veglio, Managing Director & Senior Management Team del World Business Council for Sustainable Development (WBCSD), la rete costituita da oltre 60 imprese nel mondo, unite nell’impegno per promuovere lo sviluppo sostenibile presso la business leadership dei rispettivi Paesi.


Dal vostro osservatorio previlegiato sta crescendo negli amministratori delegati delle imprese la consapevolezza che il rispetto dei diritti umani è un tema anche strategico per il business?

In alcune aziende è sicuramente già un dato di fatto, mentre per altre c’è ancora bisogno di migliorare la conoscenza sui diritti umani e promuovere il valore strategico di questa tematica per il business. Negli ultimi anni abbiamo identificato continue evoluzioni che stimolano le aziende e gli amministratori delegati a interagire con la tematica e a riconoscerne il valore strategico. Tra queste tendenze possiamo sottolinearne tre: sviluppi normativi e legislativi che rendono le aspettative degli stakeholder attuabili; l’interesse pubblico è alto come non mai e i social media permettono una veloce diffusione di notizie a livello globale; l’interesse degli investitori è in forte crescita. Queste tendenze creano, da una parte, pressione sulle aziende e, dall’altra, opportunità per le imprese responsabili di distinguersi da quelle meno responsabili.


La Guida che avete realizzato come WBCSD è una sorta di chiamata all’azione rivolta ai grandi manager. Quali obiettivi si pone e come è articolata?

Certamente, la Guida per i CEO è una vera e propria chiamata all’azione da parte di amministratori delegati che: riconoscono la responsabilità delle aziende di rispettare i diritti umani come descritta nei Principi Guida delle Nazioni Unite su Imprese e Diritti Umani (UN Guiding Principles on Business and Human Rights – UNGPs); identificano nel rispetto per i diritti umani l’opportunità di trasformare in modo positivo la vita dei soggetti esposti agli impatti dell’attività aziendale e di contribuire in maniera decisa agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs); enfatizzano l’urgenza di leadership e azione da parte delle imprese per far avanzare il rispetto dei diritti umani nelle loro aziende ma anche oltre; invitano i loro pari a unirsi a loro nel dimostrare leadership aziendale per i diritti umani. La guida stessa contiene indicazioni su come declinare il rispetto dei diritti umani da parte delle aziende e le azioni che i leader delle imprese possono intraprendere per essere all’avanguardia in questo ambito di cruciale importanza.


Le imprese sono case di vetro sempre più sotto i riflettori degli stakeholder. Quanto sono cresciute negli ulti anni le aspettative degli investitori relativamente al rispetto dei diritti umani?

Le richieste degli investitori sono senza alcun dubbio cresciute fortemente negli ultimi anni. Da una parte, dando seguito alle aspettative avanzate da consumatori, società civile e governi; dall’altra, come risposta al riconoscimento che le prassi aziendali in materia di diritti umani influiscono sulla loro performance finanziaria. Parliamo di danni reputazionali, vertenze legali, crollo del valore azionario e del ritardo o ritiro da progetti. Alcuni investitori hanno cominciato a integrare il rispetto dei diritti umani nel costo del capitale per linee di credito e altri ancora fanno sentire la loro voce attraverso iniziative e benchmark. Negli ultimi anni abbiamo inoltre osservato un crescente numero di risoluzioni degli azionisti legate alla performance delle imprese in materia di diritti umani. Secondo alcuni studi, nel 2020 il numero di queste risoluzioni ha perfino superato quelle legate all’emergenza climatica.


I diritti umani sono un tema in continua evoluzione. Quali sono le competenze più richieste dal mercato del lavoro in questo ambito?

Penso si possano riassumere nel seguente modo: conoscenza delle agende aziendali in un contesto di “nuova normalità” nella quale si modellano processi e politiche di sostenibilità sempre più ambiziosi sia a livello sociale che ambientale; approccio sistemico ai problemi, combinando conoscenze, ricerca di soluzioni, e la gestione di relazioni complesse con gli stakeholder interni ed esterni; capacità di ispirare e di facilitare la trasmissione di conoscenze.


In un periodo difficile come quello che stiamo attraversando ci sono diritti umani “nuovi” che vanno emergendo o che devono essere affermati con maggior forza?

L’emergenza climatica ha dato vigore a nuovi dibattiti sull’adozione a livello internazionale del diritto a un ambiente sano e l’uso quotidiano di nuove tecnologie, sia nella vita privata che professionale, ha indubbiamente aumentato la consapevolezza di dover affrontare il loro impatto sui diritti umani. La pandemia ha inoltre evidenziato questioni quali l’ineguaglianza in termini di accesso al sistema sanitario e all’educazione, sicurezza del reddito e parità di genere.

In tutto ciò, “vecchie” questioni continuano a richiedere la nostra attenzione, per esempio il lavoro forzato, un problema non solo in Paesi in via di sviluppo ma anche in Europa, o la libertà di associazione e le condizioni di lavoro che sono al centro dell’attenzione, per esempio, a causa di pratiche aziendali basate sul precariato.

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