Transizione energetica: pochi anni per cambiare rotta

Per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità fissati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite i prossimi anni saranno determinanti e oggi il mondo intero guarda con speranza all’imminente Cop26, la conferenza sui cambiamenti climatici che si terrà a Glasgow dal primo al dodici di novembre.

Misure di mitigazione e di adattamento, fissazione di obiettivi e priorità, perimetro di coinvolgimento: dall’appuntamento nel Regno Unito – co-organizzato anche dall’Italia – passerà molto del nostro futuro.

Nell’attesa, se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, possiamo affermare che la transizione energetica è iniziata. Se vogliamo vederlo mezzo vuoto, possiamo constatare la crescente  consapevolezza della complessità e delicatezza dell’operazione.

Da una parte la necessità di agire. Di non perdere tempo. Dall’altra i molti aspetti politici, economici, tecnologici e sociali da comporre per trovare soluzioni percorribili ed efficaci.

E’ il mondo. Il nostro mondo attuale. Non semplice. A tratti faticoso, anche molto faticoso da affrontare. Noi però, nel farlo, vogliamo far nostre le parole che un grande scrittore come Italo Calvino usava ne Le città invisibili per consigliare agli uomini un modo per sfuggire “all’inferno”: “…attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

In questo numero di Soft & Green proviamo così a capire qualcosa di più della transizione energetica in corso a partire da un’intervista al professor Edoardo Croci, docente e coordinatore dell’Osservatorio Green Economy presso il centro GREEN dell’Università Bocconi.

Convinti, come sempre, che informazione, collaborazione e dialogo siano alleati preziosi per affrontare le sfide che la vita ci pone.