SOFT&GREEN Approfondimenti

Donne protagoniste della sostenibilità

Quanti sanno che Gro Harlem Brundtland, da cui ha preso il nome il rapporto “Il futuro di tutti noi” (“Our common Future”), è una donna? Laureatasi in medicina a Oslo, fu la prima donna in Norvegia a ricoprire la carica di capo del governo. Brundtland ha coniugato l’impegno per la difesa dei diritti delle donne a quello ecologista e a favore dei Paesi sottosviluppati. Nel 1987, a capo della commissione dell’ONU su ambiente e sviluppo, stila il documento noto come “Rapporto Brundtland“, che ha ridefinito i concetti di compatibilità e sostenibilità dello sviluppo economico e in cui, per la prima volta, viene introdotto il concetto di “sviluppo sostenibile”.

Oggi tutti conoscono Greta Thunberg, ma chi si ricorda di Severn Cullis-Suzuki? Diventa famosa nel 1992 quando, a soli 12 anni, zittisce i potenti del mondo riuniti a Rio de Janeiro al Summit della Terra delle Nazioni Unite con un discorso di poco più di 6 minuti. L’idea di presentarsi all’incontro le viene lo stesso anno durante una riunione dell’associazione ECO, Environmental Children’s Organization, che aveva fondato tre anni prima: un gruppo di bambini interessato a sensibilizzare i coetanei sulle problematiche ambientali. Per partecipare al Summit della Terra a Rio de Janeiro indice una raccolta fondi per pagare il viaggio. Ora Severn Cullis-Suzuki è un’attivista ambientale, speaker e conduttrice televisiva.

Quanti ricordano la prima donna africana ad aver ricevuto, nel 2004, il Premio Nobel per la Pace per “il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace”? Wangari Muta Maathai, scomparsa nel 2011, nasce in Kenya nel 1940 quando il Paese era ancora una colonia inglese. Nel 1966 fu la prima donna centrafricana a laurearsi, in biologia, all’Università di Pittsburgh grazie al programma “Ponte aereo Kennedy” (che forniva una borsa di studio ai migliori studenti africani). Nel 1971 è la prima keniota a ottenere un dottorato e diventare professore associato. Organizza la lotta delle lavoratrici dell’università per un salario accettabile, milita nella Croce Rossa, nel Consiglio nazionale delle donne del Kenya e, come rappresentante delle universitarie, entra nell’Environmental Liaison Centre International (ELCI) che promuove la partecipazione delle organizzazioni non governative al Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente. Nel 1977 fonda il Green Belt Movement (GBM), un’organizzazione non governativa che negli anni ’90 intraprese una forte campagna di sensibilizzazione delle comunità, e in particolare delle donne, verso i problemi della natura e del disboscamento. A partire dalla sua fondazione, l’organizzazione ha piantato e favorito la crescita di oltre 45 milioni di alberi.