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La plastica, utile ma…

È uno dei materiali più diffusi al mondo, ma in realtà è relativamente recente. Le prime sintesi plastiche risalgono alla seconda metà dell’800, ma è solo dal secondo dopoguerra che il loro sviluppo ha iniziato a permeare ogni aspetto della nostra vita: dai tentativi di trovare un materiale più economico per le palle da biliardo, prima prodotte in avorio, fino al moplen del celebre premio Nobel italiano Giulio Natta.

La plastica è un polimero dalle caratteristiche uniche, che può assumere la forma desiderata e mantenerla come nessun altro materiale: si trova negli abiti che indossiamo, nelle case dove viviamo, nelle auto su cui viaggiamo. La lista è infinita.

L’altra faccia della plastica.
Il primo fattore critico è proprio questo: la plastica è ovunque ed è difficile sostituirla. Il secondo è che è quasi indistruttibile: gli oggetti si deteriorano, ma la plastica rimane perché gran parte dei polimeri non sono biodegradabili se non nell’arco di mille anni, accumulandosi nel frattempo negli oceani e nei mari, dove arrivano tramite i fiumi.

Il fenomeno non riguarda solamente le aree ad alta densità: sull’isola di Henderson nel gruppo delle Pitcairn nell’Oceano Pacifico meridionale (quella dove approdarono gli ammutinati del Bounty) è stata rilevata la presenza di 37,7 milioni di residui di plastica per una stima totale di 17,6 tonnellate di peso.

Le soluzioni in campo.
La plastica è refrattaria tanto all’interramento quanto all’incenerimento. Le soluzioni possibili sono solo due: il riciclo (la duttilità del materiale consente molteplici riutilizzi) e l’impiego di materiali di “bioplastica”, ricavata da materie prime rinnovabili, biodegradabile nel giro di pochi mesi e riciclabile. Questi materiali non hanno però le caratteristiche chimico-fisiche per coprire l’intera gamma dei polimeri: restano esclusi, ad esempio, i materiali protesici utilizzati in chirurgia.

Uso responsabile e nuovi imballaggi.
La risposta più concreta è dunque nel calo della produzione, che può passare solo da una drastica riduzione della domanda. Il ruolo dei consumatori, in questo, è fondamentale: dal preferire prodotti non plastici al cercare prodotti che prevedano imballaggi in vetro, carta e legno. Il cambiamento passa anche dalle piccole scelte quotidiane.