SOFT&GREEN Approfondimenti

Intervista a Gianfranco Bologna, direttore scientifico WWF Italia

Soft&Green intende dare voce ad alcune organizzazioni che da anni collaborano con Sofidel. Questo mese l’intervistato è Gianfranco Bologna, direttore scientifico di WWF Italia.

  1. La prima domanda, ovvia ma doverosa, riguarda l’impegno di WWF. Anche se tutti i nostri lettori conoscono la vostra associazione, ci sintetizza le principali attività realizzate?

Il WWF è la maggiore organizzazione internazionale che si occupa di conservazione della natura, presente in oltre 100 paesi al mondo con iniziative e progetti concreti sul campo e con oltre 5 milioni di sostenitori. Se non ci fosse stata l’azione costante e puntuale del WWF in tante aree del pianeta, in particolare in quelle zone di notevole ricchezza di biodiversità, la situazione globale della natura sarebbe certamente peggiore dell’attuale. Il WWF opera sul campo con iniziative che mirano a dimostrare la praticabilità concreta della sostenibilità dello sviluppo cercando di gestire positivamente la complessa relazione tra sistemi naturali e sistemi sociali. In Italia il WWF è nato nel 1966 lavorando alacremente sin dalla fondazione, per la conservazione della natura del Bel Paese, avviando storicamente per primo, un sistema di aree protette dedicate alla tutela e aperte al pubblico per l’educazione all’ambiente e alla sostenibilità, salvaguardando specie e ambienti che sono state finalmente tutelate e hanno anche invertito le tendenze negative verso la rarefazione (vedi, ad esempio, il lupo e gli ambienti palustri). Ma soprattutto il WWF ha cercato costantemente con la sua azione continua e pressante, di far capire a tutti che noi siamo natura e siamo strettamente connessi con il mondo naturale da cui deriviamo e senza il quale non possiamo vivere. Tutti noi dobbiamo comprendere che la salute dei sistemi naturali costituisce la prima garanzia del nostro benessere. Se danneggiamo la natura danneggiamo noi stessi. Ecco perché la mission del WWF in tutto il mondo è lavorare affinché l’umanità sia in armonia con la natura.

  1. Il 2 agosto 2017 ha segnato il momento in cui l’umanità ha esaurito il budget annuale di risorse naturali del pianeta: quest’anno ci abbiamo messo solo 7 mesi e 2 giorni. In un’intervista lei ha detto: È urgentissimo dare immediata concretizzazione agli accordi presi in sede internazionale e sanare il debito ecologico. Ci spiega meglio cosa intende con questa affermazione?

L’Overshoot Day proposto dall’Ecological Footprint Network (www.footprintnetwork.org) mira a calcolare questo “budget annuale” delle risorse rigenerabili del pianeta rispetto al nostro utilizzo, tenendo conto del calcolo dell’impronta ecologica che è un indicatore che calcola il nostro peso sull’ambiente valutando soprattutto i valori medi di produttività per ettaro a livello mondiale delle risorse rinnovabili (per esempio di attività agricole, di pascolo, ittiche e forestali) e non tenendo conto dell’insieme degli impatti che la specie umana esercita sui sistemi naturali (tutti i rifiuti solidi, liquidi, gassosi prodotti dai nostri sistemi economici). Quindi il risultato di questi calcoli ci fornisce una parte della situazione, la realtà è certamente peggiore e lo dimostrano tutte le più avanzate ricerche nel campo della Global Sustainability e delle scienze del Sistema Terra. Oggi abbiamo una documentazione scientifica ingente che dimostra con chiarezza come l’intervento umano sui sistemi naturali sia talmente profondo da essere paragonato o, addirittura, da superare, in particolare negli ultimi 60 anni, gli effetti che sino ad ora hanno causato le forze astrofisiche e geologiche che hanno modellato e plasmato il pianeta nei suo 4.6 miliardi di anni della sua esistenza. Non a caso gli scienziati stanno approfondendo le caratteristiche di un nuovo periodo geologico che viene definito appropriatamente Antropocene a causa di questa discernibilità scientifica degli effetti dell’impatto umano sui cambiamenti globali. Tutti questi dati ci documentano come abbiamo un profondo debito ecologico che è francamente molto difficile da risanare. Un debito che, contrariamente ai debiti economici creati da meccanismi economici e finanziari che noi stessi abbiamo voluto e che noi stessi potremo cancellare, modificando le regole che li hanno creati, riguarda sistemi naturali complessi che sarà molto arduo ricostituire.

  1. Come segretario generale della Fondazione Aurelio Peccei, che rappresenta il Club di Roma in Italia, e curatore dell’edizione italiana del rapporto mondiale State of the World del Worldwatch Institute possiamo dire che lei ha una visione dei problemi molto ampia. Nello scenario globale come si colloca l’Italia?

Purtroppo la situazione mondiale è particolarmente grave. La popolazione umana ha raggiunto il primo miliardo agli inizi dell’800, abbiamo iniziato il Novecento con 1,6 miliardi e lo abbiamo terminato con 6,1 miliardi. Oggi siamo 7,5 miliardi e l’ultima previsione media delle Nazioni Unite ci dice che nel 2050 saremo 9,7 miliardi. E’ impossibile pensare che 7, 9 o 10 miliardi di esseri umani possano avere tutti uno standard di consumo come quello medio occidentale e le disuguaglianze sociali stanno gravemente inasprendosi sempre di più creando le basi per l’esplosione di drammatiche conflittualità. I sistemi naturali stanno profondamente soffrendo, abbiamo modificato la composizione chimica dell’atmosfera e la dinamica energetica del sistema climatico, abbiamo modificato i cicli biogeochimici del carbonio, dell’azoto e del fosforo, abbiamo acidificato gli oceani, abbiamo stravolto e modificato i suoli della nostra Terra, stiamo distruggendo la biodiversità, la ricchezza della vita sul pianeta, a ritmi impressionanti che vengono definiti dagli scienziati simili a quelli di un estinzione di massa (come le precedenti 5 che sono state individuate dalle ricerche geologiche e paleontologiche negli ultimi 600 milioni di anni, infatti non a caso, si parla della sesta estinzione di massa), abbiamo prodotto sostanze che non sono metabolizzate dai cicli della natura e provocano scarto e inquinamento (pensate alla plastica che è ormai presente ovunque nel mondo e che finisce sminuzzata e spezzettata in microplastiche nelle catene alimentari dei mari e degli oceani), abbiamo mobilizzato per fare città, industrie, infrastrutture, masse di materia imponenti, ecc. ecc. Certo si possono fare tentativi di classifica tra i vari paesi per verificare chi è più “virtuoso” nei confronti dell’ambiente e sono stati fatti vari tentativi in questo senso. Normalmente i paesi che risultano tra i primi in classifica in questo ambito sono alcuni di quelli dell’Europa settentrionale, penso ad esempio a Danimarca, Svezia e Norvegia. L’Italia fatica molto nel campo della sostenibilità per vari motivi, in primis per un motivo culturale dovuto a mio avviso a una scarsissima diffusione del senso del “bene comune” e di consapevolezza dell’equivalenza salute della natura = benessere umano (dobbiamo imparare che sulla Terra non esiste il verbo “buttare via”, quello che noi intendiamo per questo vuol dire solo “spostare più in là” fuori dal mio sguardo), poi per vari motivi politici economici strettamente legati al primo dove paradossalmente la scelta fatta è sempre a favore di uno “sviluppo” inteso come distruzione della natura (in genere quando si parla di sviluppare un luogo, una costa, un’area ciò vuol dire sempre cementificare, trasformare la natura esistente in costruito e infrastrutturato, si arriva alla follia di “tombare” i fiumi nelle città o nei loro pressi dopodiché contiamo i danni umani e materiali delle inondazioni e degli effetti dei cambiamenti climatici), e perché non siamo capaci di impostare una logica di sistema che riesca a guardare all’insieme mentre invece si continua a seguire un impostazione economica di crescita materiale vecchio stile, obsoleta e certamente insostenibile.

  1. In generale sappiamo che la cultura della sostenibilità nel nostro Paese ha ancora molta strada da fare: quali suggerimenti si sente di dare?

Soprattutto cultura, cultura, cultura…i modelli comportamentali devono essere permeati dall’innovazione della cultura della sostenibilità che sovverte i modelli economici e sociali sin qui perseguiti i quali, purtroppo, ci hanno condotto a devastazioni ambientali e a crisi sociali sempre più pesanti.

Dietro a ogni rivoluzione (qui stiamo parlando ovviamente di rivoluzione mentale) vi è la promozione di nuovi modelli culturali. Sin dalle scuole dell’obbligo è necessario far capire che siamo un tutt’uno con la natura, che deriviamo dai sistemi naturali, che non siamo il centro dell’Universo, che siamo invece una parte del tutto, e che senza la natura non abbiamo alcuna possibilità di benessere e sviluppo. E’ fondamentale una vera rivoluzione negli approcci politico economici. La natura non è un ostacolo allo sviluppo, siamo noi che dobbiamo cambiare il paradigma dello sviluppo che non deve significare distruggere, stravolgere, ma vuol dire invece lavorare alacremente per difendere il bene comune, per tutelarlo, restauralo (pensate che grande opera pubblica sarebbe in Italia la riqualificazione ambientale del nostro dissestato territorio anche in termini di occupazione) ,la nostra “casa comune” come ci ricorda brillantemente, e lo dico da laico, Papa Francesco con la splendida “Laudato sì” in una visione di ecologia integrata. In Italia abbiamo tantissimo da imparare su questo e dobbiamo farlo in fretta. Segnali positivi certamente ci sono vanno incoraggiati ed estesi al massimo.

  1. Per concludere, come è nata e come si sviluppa la collaborazione tra WWF e Sofidel?

Dal 2008 WWF e Sofidel sono partner sui temi della sostenibilità ambientale e collaborano sulle questioni più strategiche per il settore cartario.

All’interno del programma internazionale Climate Savers, il gruppo italiano ha dimostrato un forte impegno a favore del clima (ricorso alle fonti rinnovabili, efficienza energetica) e sono stati raggiunti significativi risultati di riduzione delle emissioni di CO2 (obiettivo finale: -23% al 2020), dimostrando che è possibile ridurre gli impatti e crescere in termini di competitività.

Insieme abbiamo lavorato inoltre sul tema della responsabilità della filiera forestale, per consolidare le fonti certificate e dunque le materie prime provenienti da foreste gestite in modo sostenibile.

Infine Sofidel si è impegnato a realizzare con WWF numerose attività di sensibilizzazione e educazione ambientale nelle scuole.

Una testimonianza di successo in ottica di Green Economy: le scelte ambientali di un leader di mercato possono influenzare positivamente la catena connessa alle proprie attività, promuovendo verso partner, fornitori, istituzioni, consumatori finali l’attenzione verso l’ambiente. E inoltre dimostrano come sostenibilità ambientale e innovazione, opportunità di sviluppo e competitività possano, guidati da una visione per un futuro planetario diverso dall’attuale, andare di pari passo.