SOFT&GREEN Nuovi stili di vita

Alfabetizzarsi al nuovo ecosistema dei media



Mettiamola così: ai nostri giorni i media non godono di buona stampa. Sia quelli classici – le tradizionali testate giornalistiche – che i social media, anche se, per la verità, questi ultimi hanno goduto di un momento di particolare favore per alcuni anni.






I social incarnavano infatti l’utopia di un’informazione democratica, orizzontale, autoprodotta e condivisa. Un’informazione, quindi, più ricca e anche meno facilmente soggetta – così sembrava – a pressioni economiche e politiche. Un’immagine positiva, a cui ha contribuito anche il fatto che molti dei grandi operatori del settore sono radicati – come storia e come industria – in California, terra simbolo del free thinking e della controcultura.






Poi il vento è cambiato anche per loro. Temi come le fake news, il dominio degli algoritmi, i data breach, la mancanza di trasparenza hanno aperto gli occhi a molti e oggi anche l’atteggiamento nei confronti dei social si è fatto più critico. Non è certo una novità. Anche in altre epoche innovazioni tecnologiche inizialmente acclamate come positive hanno attraversato poi fasi critiche. In fondo, quando compaiono nuovi media, si tratta sempre di definire da capo le regole che governeranno il nuovo ecosistema. Di affermare quindi nuovi equilibri. E identificare nuove garanzie per i cittadini. Perché una cosa è certa: l’informazione è un bene prezioso, che richiede alti costi di produzione e che deve essere tutelato e salvaguardato nell'interesse di tutti.






Oggi l’industria mediatica e i media (che è anche dire noi stessi, come potenziali produttori di informazione) stanno cercando nuove forme di sostenibilità sociale ed economica. Una sfida stimolante che richiede anche di attrezzarsi per comprendere e gestire la nuova realtà: dall'imparare a tutelare la propria privacy all'abituarsi a ragionare in termini di fact-checking; dal proteggersi dalle frodi online al prevenire i furti di identità; dall'alfabetizzarsi rispetto al nuovo contesto mediatico al limitare le situazioni di dipendenza, anche psicologica.





Imparare insomma a vivere al meglio con un mondo digitale in continua evoluzione che talvolta sembra non rispettare le regole, o stravolgere quelle a cui eravamo abituati, ma che è ormai parte integrante del nostro presente e del nostro futuro.




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